Salve sono Lorenzo, posso rubarle un minuto? Non riattacchi la prego, ho un film imperdibile da proporle: Sorry to Bother You. 

Sorry to Bother You, opera del 2018, è una interessante “commedia fantascientifica”, esordio alla regia del rapper, produttore discografico e attivista statunitense Boots Riley.

Trama

In una versione odierna alternativa di Oakland, il telemarketer Cassius Green scopre una chiave magica per il successo professionale – che lo spinge in un macabro universo.

 

 

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Contesto

Siamo nel 2018. Si tengono le elezioni politiche in Italia, vince la coalizione di centrodestra mentre il Movimento 5 stelle diventa primo partito nel Paese. In Francia il Movimento dei gilet gialli inizia una serie di proteste contro il governo. Il presidente del Venezuela Nicolás Maduro, durante un discorso, esce incolume da un attentato effettuato con droni carichi di esplosivi. Jair Bolsonaro, politico di estrema destra e attuale presidente del Brasile, viene accoltellato e vince le elezioni. La guerra civile siriana supera il suo settimo tragico compleanno e il New York Times pubblica un’inchiesta in cui ricostruisce la dinamica dell’attacco di un edificio a Douma, accusando il governo di Assad e i suoi alleati di aver mentito alla comunità internazionale.

In America D. Trump è al suo secondo anno di mandato come presidente degli USA. Il 23 aprile 2018 a Toronto, un uomo, successivamente identificato come Alek Minassian, ha guidato un furgone preso a noleggio sfrecciando nel quartiere degli affari del North York City Centre e prendendo deliberatamente di mira i pedoni, uccidendo 10 persone e ferendone 16, alcune in modo critico. Durante il suo interrogatorio, avvenuto la sera stessa dell’arresto ma reso noto ai media solamente alla fine del 2019, Minassian confermò di essere un incel e dichiarò di far parte di un “movimento ribelle”.

Il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg riceve dal governo britannico la richiesta formale di rispondere a domande su Cambridge Analytica e sul “catastrofico fallimento del processo” dietro la violazione dei dati. Lo stesso verrà un mese dopo interrogato in una sessione congiunta di diverse commissioni del Senato degli Stati Uniti, dopo la rivelazione che le informazioni sensibili di 87 milioni di persone fossero entrate in possesso di Cambridge Analytica.

Il film è recente e ha purtroppo saltato la sala, quindi troverete un articolo più snello e privo di spoiler, si basa su ciò che potrete vedere dal trailer che vi lascio.

LA CLASSE OPERAIA VA…A FARE TELEMARKETING

Sorry to Bother You è  incentrato su Cassius Green (nel doppiaggio originale la pronuncia del suo nome è una stortura di “Cash is Green”), un disoccupato afroamericano che insegue con molta fatica il sogno americano. Il grande Lakeith Stanfield fa un ottimo lavoro cinematografico nei panni del protagonista, un giovane che si chiede, come tanti, cosa sta facendo nella vita e cosa abbia in effetti realizzato, finendo per lavorare in un azienda di telemarketing. “This is telemarketing. We’re not mapping the fucking human genome here. I don’t care if you have experience for this. I’ll hire damn near anyone….. One more thing, Cassius. S.T.T.S.: ‘Stick to the script’“. Un lavoro alienante, ripetitivo, osteggiato. Non gli sono richieste particolari competenze, se non quella di attenersi ad un algido copione.

Il film ad un certo punto virerà narrativamente, ma come premesso non ne parleremo in questo articolo. Fino a quel punto – con questi effetti teatrali e quasi brechtiani, e inoltre pescando dagli universi folli dei Reality TV e dei social media con le loro varie illusioni di partecipazione dell’utente/cliente – la commedia di Riley è ragionevolmente naturalistica e semplice. Il call center ha qualcosa di The Office, come presentato da Ricky Gervais e Steve Carell, in particolare nella figura manageriale di Diana DeBauchery (Kate Berlant) che è chiamata a rivolgersi alle truppe ottuse.

Quando viene consigliato da un collega (interpretato da Danny Glover) di usare la sua “voce bianca”, Cash inizia a salire rapidamente la scala aziendale e l’ascensore sociale, ottenendo alla fine l’accesso (letteralmente) all’ascensore dorato preso solo dai “power caller”. La “voce bianca” è uno strumento interessantissimo. Non fa emergere solo un banale discorso sul pregiudizio raziale e sulle capacità lavorative. Qui si ragiona su come le persone empatizzino se non all’interno di determinati prerequisiti. La pelle e lo stato sociale sono senza dubbio uno di questi. Ad esasperare il concetto Riley adotta lo strumento cinematografico del doppiaggio, tutte le sequenze da “Cassius bianco” infatti, non sono recitate da Lakeith Stanfield ma dalla voce di David Cross, il mitico Tobias Fünke di Arrested Development.

Sorry to Bother You • Total recall...center

Gli uomini e le donne che lavorano all’ultimo piano – dove è consentita solo la “voce bianca” – non vendono libri. Vendono cose che la gente non dovrebbe vendere, e Cash è bravo anche in questo, attirando l’attenzione del maniacale CEO Steve Lift e il disgusto di Detroit (la sua compagna, interpretata da Tessa Thompson) e dei suoi colleghi di lavoro, che lottano per i loro diritti sindacali.

I Got The Shit Kicked Out Of Me

Una forza del film è quella di creare un’ecosistema solido ed interessante. Scenografie, ma anche magliette, gioielli e programmi televisivi sono parte della narrazione. Ricorda il Brazil di T. Gilliam nell’architettura. Il film di Riley, sicuramente surreale però, non è così tanto “su”. In questo senso personalmente anche più efficace del capolavoro citato. La bravura dell’autore è creare delle analogie forti che arrivano al punto senza però esasperarle troppo. Questa attinenza al reale con il passare dei minuti si perde, ma resta sempre quella sensazione “alla black mirror” che tutto si possa realizzare. Tra le tante citiamo il programma televisivo “I Got The Shit Kicked Out Of Me” che è un incrocio tra jackass ed un programma a caso di Barbara D’Urso.

Sorry to Bother You • Total recall...center

La rivoluzione è un gadget

Il film parla di resistenza. OK, è tutto una merda, lo sappiamo. OK, al 2018 credo che altrettanti 2018 film ne abbiano parlato. Vero. Sorry to bother you però analizza l’idea di contro-cultura, partendo però dalla prospettiva che un certo tipo di linguaggio è contro producente più che contro culturale. Non si mette solo nella prospettiva di “potenti buuuuu“. Riflette su come fare attivisimo.

Da un intervista all’autore (che vi lascio qui per intero):

Q: Well, according to Elon Musk, Karl Marx was a capitalist.
B.R: I don’t know what joke he — he might have been saying that because [Marx] sold books. But the point is to get people to engage in class struggle. The little capitalist that has the T-shirt company that employs five people, they’re not better than the big capitalist, they’re just smaller. I got ripped off just as much on indie labels — they weren’t better, they just dressed differently. The whole point is to build a movement that is not about don’t buy this or don’t buy that, but it’s about people organizing at their place of work. And we can’t do that by simply choosing what we buy and choosing what we don’t buy. These are my opinions. Take everything with a grain of salt.

Riflette anche su come il capitalismo abbia delle leve così forti da cooptare grossa parte dei movimenti rivoluzionari, o delle loro icone ed iconografie, per poi sfruttarli in maniera più o meno intelligente o evidente. Pensiamo al sempre citato caso delle magliette in serie di Che Guevara, i cui possessori potrebbero non avere alcuna bussola storica dell’icona argentina o averne approfondito le contraddizioni culturali che si porta dietro. O al canticchiare la meravigliosa “Bella Ciao”. O ancora al tanto bellissimo quanto discutibile spot della pepsi del 2017:


Sorry to bother you è una roba fresca, ti mantiene incollato allo schermo in maniera intelligente. Uno di quei pugni allo stomaco che però ti fa sorridere. Si porta dentro tantissimi argomenti (deificazione del mercato azionario, lo sfruttamento lavorativo, la mercificazione dell’informazione e della sofferenza umana perpetrata dai media etc. etc.) che ahimè non troverete qui, anche per ragioni di spoiler. Nata nello stesso momento storico, in cui gli esperti culturali fanno del loro meglio per percepire elementi realmente progressisti in blockbuster di successo come Black Panther, con la sua spalla-eroe della CIA e il suo villain dubbiamente militante, la satira disordinata e indisciplinata di Riley fa da contrappunto a questa igienizzazione.

Ve lo consiglio assolutamente. Super hype per il prossimo film del regista. Se non lo avete visto trovate il modo di rimediare.

Lore.

Langston: Let me give you a tip. If you want to make some money here, use your white voice.
Cassius ‘Cash’ Green: My white voice.
Langston: I’m not talking about Will Smith. White, like this young fella.
[he suddenly starts speaking in his white voice]
Langston: Hey, Mr. Kramer. This is Langston from Regal View.


Vivere Maalox: Poltergeist • I fantasmi del quartiere passato

Lorenzo Quarta
Chi mi conosce me lo avrà sentito dire tante volte: amante dei linguaggi e non delle lingue. Potrebbe non avere senso, ma nessuno mi ha mai contraddetto, quindi tant’è. Molto amante del "less is more" o semplicemente indolente. Ciao. 🐱

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