È l’autore da amare o odiare, senza vie di mezzo.
È l’autore che costringe chi guarda a prendere una decisione: quella di non restare impassibili davanti alle sue pellicole. È quello che lascia sbigottiti, spaventati, increduli, furiosi.
È proprio Gaspar Noé l’autore dei noti film Love, Enter The Void, del più recente e controverso Climax, del tragico e funesto Irreversibile, e ancora di Carne, Seul contre tout, Lux Aeterna.

Gaspar Noé ci porta al limite dell’esasperazione e lo fa soprattutto con la sua ultima pellicola. Climax ha un copione di cinque pagine, è stato realizzato in quindici giorni e include nel cast una sola attrice professionista. Sembrerebbe la descrizione di un lungometraggio minimal, poco ingombrante, semplice. E invece basterà solo questo per farci ri-sentire spettatori, seduti sulle poltrone di una sala in cui le percezioni si fanno carnali e tangibili; e noi increduli a guardare un film che si farà verosimilmente strada tra le nostre esperienze sensibili – a colpi di musica elettronica – nonostante sia un esempio di improvvisazione e sperimentazione.

A scandire infatti la storia di un gruppo di artisti che si drogherà – a sua insaputa – con dell’LSD mescolato alla sangria, c’è la musica dei Daft Punk, Moroder, Cerrone, Telekon, Dopplereffekt, NEON, Gary Numan, Chris Carter.
Il climax quindi non si insinua funestamente solo tra i destini dei personaggi, ma raggiunge lo spettatore e lo angoscia sempre di più facendogli vivere uno smarrimento atipico attraverso beat, rumori, riverberi e amplificazioni.

Aborti e morti. L’LSD – ma chi ce l’ha messa nella sangria? chi è tra loro il vero colpevole? – porta i ragazzi a compiere gesti bestiali, ma loro, di questo, forse si accorgeranno solo una volta arrivati alla fine del tunnel.
Perché gli esiti della storia di Noé sono completamente diversi da quelli della vicenda originale: se lì possiamo scorgere un lieto fine è più che prevedibile che le immagini neon e intermittenti di una palestra oscura, preannuncino una rovinosa catastrofe.
E questo crea soprattutto tensione perchéla macchina da presa capovolge, dilata, demolisce e poi riprende scene sempre più amorali davanti alle quali ci si sente impotenti e inermi: lo schermo rompe la possibilità di intervenire, ma lascia intendere che pure il destino di chi guarda, possa solo essere quello di assistere all’inferno in terra.

La follia, la claustrofobia e la violenza gratuita cesseranno solo al mattino dopo. Qualcuno aprirà le porte di quella palestra e non vi troverà altro che i residui di una notte di caos, terrore e delirio.

Quindi perché vedere Climax?

Per la performance intensa dei personaggi, per l’esperimento riuscito, per calcolare quanto la mente umana possa essere vulnerabile, quanto possa varcare il limite del pericolo.
Climx non è un film didascalico, formativo, educativo, niente di tutto ciò.
Gaspar Noé forse voleva solo impressionare. E ci è riesciuto, senza ricorrere alla fantascienza.

 


autore_ Gloria Ronco
bio_ classe ‘03. Nanni Moretti suggerisce “coltiva velleità autarchiche”.
In un cammino che ogni giorno interseca classici greci e latini, visionari del cinema internazionale, e formidabili penne, da quelle russe a quelle sudamericane, si occupa attivamente di scuola e scrittura.
Quando può suona la chitarra, ma gli assoli di Jimmy Page sono ancora molto lontani.
È convinta che la semplicità sia il trionfo dell’originalità.
That’s all.

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