Avrei optato tranquillamente per batuffoli di cotone e salsa piccante, o magari una Marlboro alla menta. Oggi però il pasto è colmo, strabordante, ai limiti della sazietà, dopo mesi passati a digiunare, sono tornata! Pronta a titillare le vostre papille gustative.

Io sono Stena la Principessa, nata dalla goccia caduta del gelato di Kate Moss, durante la sfilata della Westwood all’intercontinental Paris- Le Grand del 94, e questa è Panna Acida.

 

La bellezza, valore supremo, virtù inviolabile. La bellezza salverà il mondo diceva Dostoevskij, bellezza è verità diceva Keats, << non è bello ciò che è bello, ma è bello chi si piace>> diceva Amanda Lear in quel capolavoro di programma tv del ”Il brutto anatroccolo”.

A parer mio una delle cose a cui tengo di più, l’idea di una singolare ma universale luce che con molta non chalance, riesca ad illuminare una stanza, accendere il desiderio, e delle volte anche la fame.

Oggi è questo l’argomento che tratteremo, fame. Fame di bellezza, della propria, di quella degli altri, quel qualcosa che sconvolge l’ordine della mediocrità, che ci porta a commettere cose fuori dal comune, cose che come possono salvarci così hanno l’inevitabile talento di distruggerci.

 

 

 

The Neon Demon

2016  N. W. Refn

Jesse ha 16 anni, compiuti il mese scorso, non è loquace, non ne ha bisogno. Chiunque venga a contatto con lei ne diventa quasi vittima, conscia o non che sia, della sua bellezza. Si ritrova inevitabilmente a bearsi della luce che lei stessa emana, la vediamo fin da subito, è una creatura lunare in contatto con quel tipo di bellezza così pura e diafana da far invidia a chi a differenza sua sa cosa sia l’oscurità.

<< io non voglio essere come loro. Loro vogliono essere me! >>

Loro, gli spettatori, le sue amiche,  chiunque la faccia entrare nella sua traiettoria visiva. Jesse diviene automaticamente succube di lei stessa, e a sua volta lo diviene di noi, è impaurita ma consapevole, ingenua ma perversa, scandita da dualità passivo aggressive, lei come una moderna Circe trasforma lo spettatore in animale, istintivo predatore che è in sé anche vittima perché preda dell’incantesimo che segnerà la fine della stessa Jesse.

E’ inevitabile parlare di incantesimi, in questo caso lo stesso Refn quasi liofilizza il tutto, non per dare una lettura scontata o sottrarci al plot-twist che tutti ci aspettavamo ma che nessuno immaginava andare verso quella direzione. Lui vuole l’immagine, la vuole vuota perché già piena di sé, stracolma di vuoti perché già pieni di sagome archetipiche bidimensionali al neon, forse il suo vero centro è proprio questo, riuscire a rappresentare una percezione visiva, che è fine a se stessa per se stessa, un continuo bellissimo alle volte anche nauseabondo spot pubblicitario che però, ha in sé una storia quasi mitologica, un Panteon visivo di figure che vivono della loro patinata non profondità, personaggi non da ricercare ma da osservare.

Ogni dialogo è relegato a frasi quasi senza senso, quasi stessimo senza troppi filtri, assistendo ad un vero e proprio rito del nuovo secolo, anaffettivo, distaccato, dalla poca profondità emotiva ma dall’estetica sublime.

Ma non son tutte rose quelle che escono col buco, o una cosa del genere, perché se da una parte, il buon Refn ha saputo in maniera sprezzante sbatterci in faccia una realtà, di cui noi stessi delle volte, siamo succubi di questo dualismo che ci rende schiavi e carcerieri allo stesso tempo mi lascia leggermente insoddisfatta, forse una scelta cosciente, anche per sottolineare quanto lo si ami e lo si odi specularmente (il film) ma a parer mio avrei forse preferito una sublimazione ancora più estrema della stessa bellezza della stessa immagine senza toccare un surreale soft.

ma cosi sarebbe stato un alto film, la verità è che Refn porta lo spettatore a vedere e ad osservare chi guarda, un gioco di riflessi che fin dal primo incontro con Jesse e Ruby notiamo,  cardinale punto legato al riflesso speculare, al duale.

Un altro numero che prepotentemente si fa avanti è il tre, tre uomini, tre donne, tre streghe, una vergine, ed è lei che come preda e predatore racchiude tutti dentro di se. Lo stesso demone, visivamente rappresentato come un triangolo al contrario con all’interno altri tre più piccoli, altro non è che un (se non il) simbolo che ci da le chiavi di comprensione di ciò che stava avvenendo di fronte a nostri occhi, il sangue, l’utero, la morte, le mestruazioni, il potere, la femminilità, una luce legata alla luna stessa, che chissà forse ci sta guardando.

Ma qui miei cari, siamo solo ad un punto della portata principale. Si perché, fra neon, moda e sacrifici umani, una viscida e bellissima bava si infiltra fa i cavi elettrici, si appiccica e lascia dovunque aloni. Perché diciamolo The Neon Demon, lascia intravedere una vivida fascinazione, verso il cinema nostrano, in particolare parliamo di pilastri quali Mario Bava e Dario Argento, e si sa quando si parla di streghe si fa a fatica a non nominarlo.

Ma è di Bava la farcitura, anche se riportata ad uno stile più ”moderno”, non possiamo che ritornare alla pellicola :

6 donne per l’assassino

1964     Mario Bava

Il film ha una struttura semplice, è un giallo molto pulito senza troppi fronzoli, per quanto portatrice di un’idea di giallo mai vista fino ad allora (body count, sadismo esplicito), ma è l’estetica e le atmosfere che più di tutto consacrano questa pellicola.

Anche qui si parla di moda, una concezione sicuramente differente e che fa da sfondo alla storia vera e propria, ma già dai primi minuti si rimane estasiati dalla compostezza virtuosa delle immagini, ogni contro luce, ha un suo corrispettivo, alle volte complementare. Ogni scena ogni dettaglio è composizione sublimata, colori accessi quasi fluo in contrasto fra loro, creano questa patinata storia fra moda ed omicidi.

 

Ma soprattutto cos è che lega più di tutto queste due pellicole?

I rapporti. I rapporti che la Rettore definirebbe << uterini >>, sono la base o meglio la colonna portante di queste due storie, non fraintendetemi l’uomo ha il suo posto, ma è tutt’ al più spettatore di qualcosa di incontrollabile viscerale, fatto di desiderio dell’altra o della sua stessa pelle. Lunatiche conversazioni fra adulazione e frecciatine all’arsenico, scandiscono fino alle fine un’azione dionisiaca, un estasi  del visivo, un vero è proprio bagno di sangue.

 

BONUS TRASH

Parlando di moda ed omicidi non potevo non nominare un film per cui vale la pena uscire di casa. Sto parlando dell’unico e solo

Sotto il vestito niente

L’ultima sfilata

di Carlo Vanzina il film è l’essenza pura di un incesto fra un cine-panettone e squadra antimafia un film che consiglio di vedere se si vogliono avere emozioni di un certo tipo.

 

 

XOXO

Princess Steno
'99. Young, Broke, and Fabulous. Armoniosa creatura sboccata come poche. Sirena incantatrice combatte il patriarcato con il suo canto non binario. Ogni fibra del suo essere è devoto all'arte in qualsiasi forma. Nata da una perla, di una delle collane di Elisabetta I, caduta accidentalmente nel mare colpita successivamente da un fulmine. Vive per fare delle sue epopee surreali e trash opere pittoriche, cinematografiche e musicali. Lo trovate sui social come @princesssteno e se siete indecisi sul lui/lei sappiate che non se ne frega un cazzo ma nel dubbio ''sua Maestà'' andrà benissimo.

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