Chi è?
Amazon signora. L’indirizzo è The Whispering Star giusto?

Oggi parliamo di quella poesia del 2015, The Whispering Star, del matto regista giapponese Sion Sono.

The Whispering Star • C'è posta per te

Trama

Gli umani sono ormai una specie in via di estinzione e l’80% della popolazione è composta da robot. Machine ID 722 Yoko Suzuki è un’androide il cui compito è quello di consegnare pacchi agli umani dispersi nella galassia: si tratta di oggetti comuni, come una matita, un cappello o un abito, ma per chi li riceve rappresentano qualcosa di più, sono il ricordo di qualcosa che è andato perduto, capace di far battere loro il cuore. Yoko arriva a Whispering Star, la stella dei sussurri, un luogo dove ogni rumore superiore a 30 decibel può uccidere gli abitanti; in punta di piedi cercherà di raggiungere l’indirizzo della destinataria a cui consegnare un pacco dal contenuto misterioso.

Sigla!

Contesto

Siamo nel 2015. In Grecia si svolgono le elezioni parlamentari che vedono vincitore Alexīs Tsipras presidente di SY.RIZ.A. (Coalizione della Sinistra Radicale – Alleanza Progressista).  Si dimetterà dopo qualche mese (per numero di seggi troppo esigui per governare) per poi essere rieletto con il 35,5% dei consensi.

The Whispering Star esce nell’anno in cui a Parigi, in Francia, un attentato alla sede del settimanale satirico Charlie Hebdo causa dodici vittime, fra cui alcuni noti fumettisti francesi (CharbGeorges WolinskiPhilippe HonoréCabuTignous) e l’economista Bernard Maris. Due bambine di poco più di 10 anni si fanno esplodere in un mercato di Potiskum, in Nigeria, causando 3 morti e 43 feriti.

In Croazia viene eletta la prima presidente donna Kolinda Grabar Kitarović. In Italia dopo nove anni al Quirinale, Giorgio Napolitano si dimette dalla carica di presidente della Repubblica Italiana. Esce DIE, secondo album di Iosonouncane. Sarà anche l’anno del naufragio nel canale di Sicilia, in cui una imbarcazione carica di 887 migranti al largo delle coste libiche, impatta incidentalmente con la nave King Jacob. Oltre 800 i morti, il numero più alto di vittime mai registrato. Lo Stato Islamico lancia una nuova offensiva contro la città siriana di Kobanê, da cui era stato espulso in gennaio, uccidendo 233 civili. Un attacco terrorista suicida durante una marcia per la pace ad Ankara, la capitale della Turchia, causa oltre 100 morti e 400 feriti.

La Corte suprema degli Stati Uniti con cinque voti favorevoli e quattro contrari, ha stabilito che il matrimonio omosessuale è un diritto costituzionale. La NASA dichiara al mondo la scoperta di acqua su Marte con conseguente possibilità di forme di vita sul pianeta. Viene siglato l’accordo di Parigi, un patto globale sui cambiamenti climatici, che impegna tutti i paesi a ridurre le emissioni di gas serra, è raggiunto alla COP21 a Parigi.

Siamo a soli 4 anni dalla tragedia del disastro nucleare di Fukushima Dai-ichi.  L’incidente nucleare che ha colpito la prefettura giapponese, considerato il più disastroso dopo Chernobyl, è stato causato da una scossa di magnitudo 9, che fa innalzare le acque fino a generare uno tsunami con onde maggiori di 10 metri. È ancora oggi impossibile stimare i danni ambientali, sanitari, psicologici di questa enorme tragedia.

“SHHHHH”

Il rumore di un rubinetto gocciolante, un fiammifero che si accende, la teiera sul fornello, l’acqua che scorre in un lavello, lo sbattere inquieto di una falena dentro un neon, l’oscillazione del cestello di una centrifuga in funzione, delle registrazioni riprodotte da un mangianastri, le informazioni enunciate dall’intelligenza artificiale di un computer di bordo, una lattina sotto la scarpa. Questi sono, per la maggior parte, i “dialoghi” che The Whispering Star ci offre. Un film silente, girato in un meraviglioso bianco e nero, che vira a tratti verso il seppia. Un’opera dai tempi dilatatissimi.

Il silenzio è totale. Invade a tal punto che uno dei superstiti, per evaderlo, porta attaccata alla suola della scarpa una lattina schiacciata, col cui rumore accompagnare il proprio passo. Anche Yoko, la protagonista, imitando quell’uomo, attaccherà alla scarpa una lattina schiacciata. Forse per emulazione, forse per curiosità scientifica, o forse segno che anche la macchina non è immune al sentimento di vuoto e solitudine.

Un silenzio che confeziona un’atmosfera beckettiana di sospensione totale, un’attesa però priva di speranza. Ma il film non è totalmente disperato. Ha le sue volute contraddizioni palesate da scelte visive e di scrittura. Durante la prima sosta della protagonista, attraverso la finestra di un edificio ormai in macerie scorgiamo un ambientazione rupestre. In questo momento la fotografia si accende improvvisamente di tonalità vivaci (solo un breve momento; il colore non tornerà più) accompagnata da un motivo in minore, nostalgico. Forse la vivacità ci suggerisce un ritorno della natura dovuto alla mancanza degli esseri umani. A differenza del colore, la musica tornerà alcune volte. Un brano suonato al clavicembalo accompagnerà tutta la sequenza finale.

Altre contraddizioni sono i dispositivi tecnologici palesemente vintage e le azioni di cui i personaggi godono, che nella nostra normalità sarebbero motivi di imprecazione (una lattina che si incaglia nella scarpa, un rametto trascinato da una bicicletta, etc.).

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Tutto il mondo è Fukushima

Il setting principale dell’opera è Fukushima. I volti di The Whispering Star, all’infuori della protagonista, non sono attori. Sono gli abitanti di quei luoghi. Persone le cui abitazioni sono state distrutte o evacuate, che insistono a vivere lì dove sono le loro radici. Una landa di terra smossa, edifici abbattuti, strade invase dalla natura, dai calcinacci e dai residui di una civiltà dimenticata.

Un residuo di umanità che non è più vivente. Che si arrocca sui ricordi e sui più piccoli brandelli del tempo andato. Per questo nei pacchi che l’astronave di Yoko trasporta non c’è nulla di apparentemente prezioso: una matita, qualche fotogramma di una pellicola, un abito, il mozzicone di una sigaretta. Per questo, nonostante la consegna di un pacco richieda anni, gli uomini insistono a preferire la consegna manuale, anziché avvalersi della comodità istantanea del teletrasporto. Per mantenere la candela accesa.

Ed è interessante che sia proprio una fredda macchina a mantenerla accesa, e che dietro ogni consegna ci sia la restituzione di qualcosa. Può essere un modo per dirci che ogni persona che incontriamo e viviamo induce in noi cambiamenti e ci “ri-programma”.

In questo film rivediamo il meraviglioso Stalker. Lì Tarkovskij creò un mondo fantascientifico “semplicemente” filmando tra impianti industriali abbandonati, facendoci atterrare in un luogo fuori dal nostro spazio-tempo. Allo stesso modo, Sion Sono, ci fa viaggiare nel cosmo portandoci tra le rovine dello tsunami. Non-luoghi in cui la natura si è riappropriata dello spazio ingoiando l’artificiale, paesaggi urbani ormai ridotti a spettrali ruderi e su tutto, l’ombra della contaminazione nucleare.

In questo scenario post-apocalittico, riecheggiano le tematiche ambientaliste – la nostalgia per la natura – di cui è intrisa la cultura giapponese. Tutti i pianeti sono uguali, tutti sono lo stesso: la Terra. Il monito è chiaro: “abbiamo trasformato l’intero pianeta, anzi l’universo intero, nella regione di Fukushima!”

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RICORSIVITà, L’uomo è la macchina

La protagonista del film, Yoko, è un automa e l’autore ce la dipinge nel senso più letterale del suo termine. Il suo vivere è un eterno automatismo, ogni sua quotidianità è identica. Ogni suo gesto futuro è specchio del passato. Il tempo non ha senso per noi spettatori, come non ha senso per Yoko in quanto creatura non biologica.

La replicabilità, in qualche modo l’insignificanza e lentezza del film assume un doppio valore. Ha valore per lo spettatore, che indubbiamente la accusa in quanto si tratta di una precisa volontà del regista (assolutamente non intenzionato a limarla o alleggerirla). Ha valore per mostrarci la distanza percettiva tra un robot e un essere vivente. Un robot non poi così algido ma solo incapace di interpretare con profondità la vita. Potrebbe tranquillamente essere l’uomo moderno immerso nella sua frenesia e tecnologia.

The Whispering Star stesso è un riferimento a qualcosa di “già visto”. Il film ammicca infatti ad opere Kubrickiane. Non solo 2001 Odissea nello spazio, con il malfunzionamento del computer di bordo dovute a delle falene che si agitano dentro le plafoniere al neon, ma c’è anche Shining, nell’uso di cartelli (esempio: “Sabato”, “Domenica”) volti ad amplificare la percezione di un tempo infinito, ripetitivo e infinitamente rallentato. In realtà si potrebbero citare altri riferimenti (Ozu, Malick, Lynch, etc.), ma la qualità non risiede tanto in questi asterischi – è banale dirlo – altisonanti, quanto nell’aver creato un oggetto filmico autentico che mixa sapientemente varie poetiche creandone una nuova non identificabile, e potentemente politica.

Un eterno ritorno che si fa anche meta-cinematografico in una meravigliosa sequenza del film che ricorda il prassinoscopio, vediamo gli uomini, ormai ridotti a delle silhouette, delle prototipazioni del loro essere. Una trovata estetica e semiotica che ci riporta alla fine dell’800, in cui il cinema iniziava a muovere i suoi primi passi.

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Un collage di ricordi. The Whispering Star è una apologia alla memoria, ma non come (i comunque importanti) storiografici film sull’olocausto. Sion Sono, ci parla di una tragedia storicizzata ma il suo discorso si estende e universalizza inevitabilmente ad una riflessione sulla condizione umana della solitudine dell’era digitale.

Lore.

L’esistenza umana è ormai fievole come la fiamma di una candela


Vivere Maalox: Sorry to Bother You • Total recall…center

Lorenzo Quarta
Chi mi conosce me lo avrà sentito dire tante volte: amante dei linguaggi e non delle lingue. Potrebbe non avere senso, ma nessuno mi ha mai contraddetto, quindi tant’è. Molto amante del "less is more" o semplicemente indolente. Ciao. 🐱

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