SanPa non è la solita serie Netflix realizzata con un cast e una sceneggiatura scelti ad hoc o scritta grazie a un po’ di fantasia. No, niente di tutto ciò: nessuna finzione, nessun copione, nessuna sceneggiatura. SanPa è il racconto di una realtà che sembra essere inizialmente fatta di passione e poi di perdizione.

“Sono tornato a San Patrignano nel 2000. Non era più il luogo che avevo conosciuto. Tutto pettinato, le aiuole. Non possedeva l’anima sporca della comunità”. Queste sono le parole di Fabio Cantelli, personaggio che probabilmente impreziosisce la docu-serie con la sua testimonianza a tratti commossa, di certo sofferta, che racconta del proprio passaggio dalla condizione di tossicodipendente a quello di responsabile della comunicazione.

“Ero il tossico da vetrina” e “uno dei suoi più grandi successi” dice Cantelli riferendosi a Muccioli, decantandolo come una figura che ha amato moltissimo, pur vedendone i limiti.

Ma allora la comunità di San Patrignano era davvero benefica e salvifica? Anche gli ultimi potevano essere aiutati tanto quanto i più ricchi? E solo con l’amore e il lavoro o anche con la tortura e gli abusi psicologici e fisiologici?

SanPa ha un inizio idilliaco, utopico, magnifico: Muccioli cura i tossicodipendenti con l’ascolto e l’amore. Lo Stato non c’è, Vincenzo lo sa, diventa Padre di una schiera di persone fragili che cominceranno a bussare alla porta della comunità. E lui accoglie, salva, sostiene decine di famiglie ormai sfinite. San Patrignano cresce, si rinnova, si arricchisce di idee, lavori, laboratori, edifici: sembra quasi la descrizione di una città ideale di Stato, in cui erano però presenti ancora molti retaggi. Le cariche principali erano affidate solo agli uomini – tutti ex tossicodipendenti -, e infatti quella di Muccioli era una realtà profondamente patriarcale in cui i comandi non erano mai assegnati alle donne, tanto da far pensare di lui come di un misogino che tendeva a eclissare persino le vicende delle probabili violenze che molte ragazze ricevevano.

Muccioli, nonostante i diversi crimini di cui viene accusato – dall’uso delle catene al vero e proprio sequestro di persona, dall’omicidio all’omertà – continua a scalfire le anime di chi gli è stato vicino, in un modo o un altro.
Padre padrone o missionario? Campione di umanità o narcisista patologico?
Non possiamo svelare altro, ognuno trarrà le conclusioni.
Muccioli e il suo operato spingono il pubblico a farsi molte domande, ma ciò non cambia il fatto che lo spettatore, dopo aver visto SanPa, esca da questo vortice di storie, pieno di emozioni che gli restano ingabbiate nel cuore.

 

 


autore_ Gloria Ronco
bio_ classe ‘03. Nanni Moretti suggerisce “coltiva velleità autarchiche”.
In un cammino che ogni giorno interseca classici greci e latini, visionari del cinema internazionale, e formidabili penne, da quelle russe a quelle sudamericane, si occupa attivamente di scuola e scrittura.
Quando può suona la chitarra, ma gli assoli di Jimmy Page sono ancora molto lontani.
È convinta che la semplicità sia il trionfo dell’originalità.
That’s all.

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