Ammettetelo dai, aspettavate questo articolo cinque giorni fa..

ma mie cari, oggi come prima cosa imparerete una grande lezione:

Io sono la principessa Steno nata dal fragoroso sparo della revolver di Bonnie Parker e questa oggi più che mai è Panna Acida.

Acida si, pronta a corrodere passo dopo passo, convinzioni e stigma sociali, arrivare all’osso dell’osceno e chi sa forse ancora oltre.

Ma abbiamo tempo per tutto questo, oggi mie care la vostra affezionatissima, trovatasi in crisi sul da farsi, era pronta a spammarvi senza pudore, una lista di 17 film, con annesse recensioni riguardanti l’argomento gender, lgbtq+,pride, cazzi di gomma e glitter ma ovviamente sarebbe stata una cosa senza fine per quanto estasiante, alla pari dell’ intro di Melancholia, ma che ad una certa avrebbe fatto si che i vostri apparati genitali finissero irrimediabilmente a terra. (Lars perdonami t.v.b.)

Perciò, eccoci qui un solo film una sola recensione, e sticazzi che non sia il mese del pride una cosa così, è perpetua, in incessante sviluppo ed evoluzione è vitale, e per sempre, un pò come Mery.

 

Mery per sempre

 

Pellicola del 89 di Marco Risi, dal romanzo di Aurelio Grimaldi. La storia di per sè, tratta le vicende di svariati ragazzi che fanno da protagonisti indiscussi, insieme ad ogni loro personale visione, affiancata da l’unico co-protagonista adulto:il professor Marco Terzi.

La struttura è semplice lineare, il film di per sé, non lascia intravedere nessuna connotazione lgbtq+ ma è proprio per questo che la mia scelta è ricaduta su di esso, non nasce per un pubblico preciso,non nasce per un motivo rappresentativo, e pure riesce a comunicare tanta poesia che senza troppi convenevoli scuote in chiunque un certo sentire.

Ogni storia narrata tocca l’aspetto di una gioventù, castrata da una società perbenista, ma che allo stesso tempo non nasconde il suo lato marcio, scaricando però le sue responsabilità su di loro, i nostri protagonisti. Adolescenti senza freni, sboccati, dalla visione puramente violenta e mafiosa vivono ciò che la loro stessa società prima di loro ha perpetuato per anni  e che senza troppa fatica, si è riversata nel loro modo di vivere, di pensare, di agire.

Ragazzi ai margini, considerati delinquenti senza via di risoluzione, si ritrovano in questo istituto il ”Malaspina” dove pur dimostrando la loro caparbietà ad essere quell’uomo capo, che la stessa società mafiosa o non che sia, ha imposto loro di essere, si ritrovano a rispecchiarsi in ciò che realemnte sono: ragazzi con speranze e sogni, debolezze e paure, che arrancano sapendo di essere l’ultima ruota del carro ma grezzamente fieri,anche solo di essere.

ed è proprio qui in mezzo a loro che inaspettatamente una nuova figura compare occhi nocciola profondi quanto superficiali, capelli fluenti spesso disordinati, ed una voce calda quanto inaspettata è lei Mery , come Marylin.

Ed è qui che forse il film è riuscito quasi a sorprendermi non nei meravigliosi monologhi di Mery che con ingenua amarezza spiega cosa voglia dire non essere ne carne ne pesce, essere peste di giorno ma profumato  fiordaliso la notte , ma nel primo approccio di Pietro , uno dei più veterani del Malaspina che dopo un infelice battuta sulla professione della giovane Mery, si ritrova ad essere quasi l’unico a saper spiegare anche se in modo sgraziato e senza troppi mezzi termini ciò che Mery realmente è.

All’interno di esso un mondo fra violenza e delicatezza, come una lama cosi una piuma, che durante la visione accarezzano e squarciano, fra verità per quanto dolorose di un’inimmaginabile poesia e bellezza. I volti di ognuno di loro, ritratti fra una impellente sessualità ormonale, espressa in mille modi, al delicato desiderio di essere amati ed amare.  Spensieratezza e maleducazione sono compagne in questo film, una maleducazione eccessiva; ma SUCA MINCHIA rispondono loro, eccessiva per chi? Probabilmente scomoda ma per chi? Se non per coloro che non sanno guardare oltre l’apparenza, per chi non è troppo minchia dura da vivere o provare ad immaginare cosa voglio dire essere se stessi, con le dovute conseguenze nessuno è perfetto infondo, ma per un attimo questo film dichiara in maniera limpida una gioventù senza mezzi termini.

Ciò va oltre la pellicola stessa, che dopo la metà  del film segue uno svoglimento finale improntato più sull’idea di un secondo film ovvero ” ragazzi fuori ”, che come annuncia il titolo riguarda le vicende dello stesso gruppo di ragazzi una volta usciti dal Malaspina con le rispettive vite. Ma in quel frangente di tempo sospeso la luce come un diamante grezzo illumina la stessa rappresentazione.

Osservati e quasi studiati da un affascinato professore delle volte messo in crisi da loro stessi, unica figura che si sia sforzata i andare oltre oltre tutto, un evidente minchia dura o come direbbe lui una via di mezzo.

All’interno di essa ritroviamo un rappresentazione quasi d’avanguardia, basti pensare al periodo, alla scelta puntuale di far interpretare ad un persona transgender un ruolo di un personaggio transgender, e per di più un adolescente, riuscendo anche a dare voce a quel pubblico mai rappresentato e in modo così naturale, privo di forzature, e di stereotipi. Qui il suo lavoro è legato ai fini della storia, non della sua rappresentazione in quanto personaggio, anzi si fa portavoce di una realtà, senza mai tralasciare la parte più importante, il ritratto emotivo che viene fatto di Mery, come per Natale, o anche se in minor parte di personaggi come King Kong, riesce persino anche se per poco, a parlare forse di fluidità sessuale, certo legata al contesto puramente maschile delle celle, ma lasciando intravedere una certa delicatezza una certa emotività anche in quel approccio, senza il bisogno di catalogarlo e analizzarlo in maniera asettica ma lasciare una porta aperta al dubbio, alla non risposta.

Mery infine efebica figura pur non cambiando le sorti della vicenda rappresentata,facente solo parte di essa, diventa irrimediabilmente fulcro di questa gioventù, la sua rappresentazione, un simbolo di appartenenza di tutti loro, all’essere outsider, indefiniti, ne troppo buoni ne troppo cattivi, ne troppo donna ne troppo uomo ma in un modo o nell’altro loro, risolutamente e instancabilmente loro.

Ed ora mie care è arrivato il momento dei BONUS!

ovvero cortometraggi, lungometraggi, e documentari, che senza una troppo esaustiva analisi ve dovete da guardà.

Vi state domandando perché? That’s a stupid question!

 

1.Women in Revolt!

1971

Lungometraggio di Andy Warhol, rappresenta la storia in un’estetica tutta warholiana di tre donne, tre donne in carriera, tre donne in rivolta verso tutti e tutto, verso un mondo troppo stretto.

 

2. COLLA (glue)

2016

Corto di Renato Muro, tratta la storia di un’adolescenza queer fra le onde dell’isola di Procida. Magica e introspettiva ogni personaggio, fa delle sue conversazioni monologhi e i più emozionanti sono quelli silenziosi.

 

3. Ambrosia

2020

Corto diretto da Peter Spark,prodotto da NoBudge (studio cinematografico indipendente) prende il nome dal soggetto rappresentante: Ambrosia (Vincenzo D’Ambrosio). Ritratto intimo e mai banale di un glamour che ha in sé del mitologico, essenza femminile nuota fra le acque della memoria e del sentimento, dell’accettazione di sé e della bellezza con uno sguardo fiero quanto malinconico tratto distintivo di una diva ellenistica.

 

4. Disclosure

2020

Prodotto Netflix, questo documentario tratta una certa ”divulgazione” della figura transgender, all’interno della cinematografia, dalla sua nascita fino al giorno d’oggi, analizzata passo dopo passo da figure transgender alle prese con il cinema. Da registi ad attrici, ogni analisi traballa fra una fervente ironia e una emotivamente forte presa di coscienza, di come i media eteronormi, bianchi e cisgender abbiano plasmato, una rappresentazione stereotipata, macchiettistica e quasi sempre negativa della figura transgender. Ogni aspetto viene analizzato rivelato dalla black face, al problema di scegliere persone cis per interpretare transgender, al machismo tossico. Questo non è un semplice documentario, è un esperienza rivolta a tutti, di tutte le età, senza distinzione, mirata alla sensibilizzazione, mirata alla comprensione di ciò che perennemente marginalizzato, ha una voce, una forte voce, sa essere chi è e non ha paura di urlarlo a parole o in silenzio, mossi da una fierezza una fierezza che come me , come voi, come Mery è per sempre.

 

Princess Steno
'99. Young, Broke, and Fabulous. Armoniosa creatura sboccata come poche. Sirena incantatrice combatte il patriarcato con il suo canto non binario. Ogni fibra del suo essere è devoto all'arte in qualsiasi forma. Nata da una perla, di una delle collane di Elisabetta I, caduta accidentalmente nel mare colpita successivamente da un fulmine. Vive per fare delle sue epopee surreali e trash opere pittoriche, cinematografiche e musicali. Lo trovate sui social come @princesssteno e se siete indecisi sul lui/lei sappiate che non se ne frega un cazzo ma nel dubbio ''sua Maestà'' andrà benissimo.

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