Occhio non legge

Occhio non legge – (articolo zero)


L’occhio aperto e l’orecchio vigile trasformeranno le più piccole scosse in grandi esperienze

– Vasilij Kandinskij

Troppo snob iniziare con una citazione?

Oh beh, ormai è andata.

Leggere le immagini è affare affascinante e faticoso.
Spiegarle a parole lo è ancora di più.
Le immagini in movimento poi, si moltiplicano nel tempo in maniere immensamente evocative anche solo guardando un prodotto filmico ‘standard’. In alcuni casi estremi, esse possono alterare persino lo spazio e lì la faccenda rischia di farsi talmente complicata da uscirne matti (cosa comunque consigliabile).

Saper leggere un’immagine, provare a comprenderne la grammatica o addirittura una figura retorica (da wiki “qualsiasi artificio nel discorso volto a creare un particolare effetto, dove per artificio si intende una “deviazione”, uno “scarto” rispetto al linguaggio comune) è strumento fondamentale per porsi nei confronti di un’esperienza visiva con maggiore cognizione di cosa si sta ‘ingerendo’.

Tante opere filmiche, una volta analizzate le loro immagini, diventano immensamente più belle. Tante altre, terribilmente più scialbe.
Arrivare ad una comprensione del visivo al pari del verbale è compito difficile, ma tentare, solitamente, non nuoce.

Se è vero che ‘parlare di cinema è come ballare di architettura’ (parafrasando il musicista/profeta Frank Zappa) è anche vero che per poter capire una lingua nuova bisogna prima raffrontarla con una che già si conosce.

Tante opere filmiche, una volta analizzate le loro immagini, diventano immensamente più belle mentre tante altre, terribilmente più scialbe.

In questa rubrica, questo è ciò che tenteremo.
Con l’aiuto di ulteriori immagini (illustrazioni e forse non solo), ispirate da frame filmici e messe a supporto di una analisi verbale (di un dettaglio, un elemento o dell’intera pellicola),  forse si può riuscire ad estrinsecare con maggiore limpidezza un discorso visivo, la potenza dei suoi stupendi significanti e (se proprio ci tenete) il modo in cui esprimono i loro più espliciti o nascosti significati (ammesso che le due cose siano così distinguibili).

Se ci andrà bene, ne verrà fuori qualche bella analisi che trascende e unisce i due linguaggi.
Se andrà male, beh, speriamo almeno ci sia qualche frase degna di una citazione o qualche disegno simpatico da usare come sfondo per il desktop.

Spero di aver messo un’affascinante pulce nel vostro meraviglioso cavo uditivo.
Ci vediamo il prima possibile.

Ale

Alessandro Romita
Grafico e Illustratore, ma aspirante fumettista (per ora ha all'attivo il webcomic Piergiorgio e il Drago). Ha un amore feticistico nei confronti delle meccaniche che regolano i media, dal vivo quindi potrebbe discutere di tali argomenti a tempo indeterminato fino al rischiare denunce per sequestro di persona. Scrivendo almeno consente ai suoi interlocutori una maggiore libertà di approccio. Per lui, ogni scusa è buona per poter disegnare e discutere di ingranaggi comunicativi, in particolare quelli del videogioco, del fumetto, della musica, della pittura e, ovviamente, del cinema ed è convinto che di tali meccanismi si parli troppo poco. Quindi eccolo qui a sfogare le sue compulsioni, guidato da un idealismo innamorato e da un pericolosa foga entusiastica.

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