Il film di cui vi voglio parlare è un film che amo: Kynodontas (2009) del greco Yorgos Lanthimos.

cover

Copertina

Sinossi: una famiglia fa vivere i propri figli segregati nella propria villetta. Essi sono completamente isolati dal mondo reale, un mondo estremamente diverso da quello posticcio ed assurdo in cui si trovano dalla loro nascita. Christina, una collega del padre che l’uomo fa prostituire per dare una vita sessuale forzata al figlio, sarà la molla che porterà la sorella maggiore ad esplorare una parte della verità negata e a sconvolgere i malati equilibri della famiglia.

 

 

Padre, Madre, Figlia Maggiore, Figlia e Figlio, appellativi che nell’opera diventano invece nomi propri dei protagonisti, sono segregati nella propria villetta, quindi anche qui quarantena. Che gioia.

Il film si apre così (per i curiosi lascio un link youtube che si spinge oltre):

The new words
of the day are:
Sea ..
highway ...
roadtrip ...
and shotgun.
"Sea" is the leather chair
with wooden armrests
like the one in the living room.
Example:
Don't remain standing,
sit down in the "sea"
to have a chat.
"Highway"
is a very strong wind.
"Roadtrip" is
highly durable material ...
used to make floors.
Example:
The chandelier fell and smashed itself
on the floor, but the floor was not damaged,
cause its made Shotgun.
"Shotgun"
is a beautiful white bird.

La definizione di queste parole fluisce fuori da un mangianastri, che i tre ragazzi, ascoltano in un bizzarro mood, che mixa l’apatia, l’imbarazzo e la noia. Si comprende poi che il mangianastri è uno dei pochi strumenti didattici di cui i tre ragazzi dispongono.

La semantica è completamente alterata. Tutto ciò che nel linguaggio riveste romanticamente e pragmaticamente la rappresentazione di evasione, di libertà, di violenza, qui è sostituito da termini di tutt’altra natura, utensili. Un linguaggio e l’individuo che lo assimila ne esce quindi censurato, castrato.

La privazione è totalizzante, parte dal lessico ma si declina anche nella cultura e più in generale nella conoscenza. Ogni elemento conoscitivo in questa dimensione è studiato, imposto. Perfino il brand sulle bottigliette d’acqua viene scrupolosamente rimosso prima di essere introdotto nell’abitazione. Un nuovo codice comunicativo, viene definito e meticolosamente somministrato, in cui ogni rimando di alterità è soffocato.

Lo stesso spettatore, è privato di una colonna sonora. La musica, quando presente, è solo diegetica. I dialoghi sono ridotti al minimo. In questo incubo, anche le opere artistiche sono ri-codificate laddove presenti. Un pezzo di Frank Sinatra, Fly Me to the Moon, diventa la “canzone di vostro nonno” e il testo originale, chiaramente incomprensibile all’orecchio dei ragazzi poiché cantato in inglese, è tradotto dal padre con frasi alla stregua di: “Io amo la mia famiglia, non lascerò mai la mia casa” stravolgendone dunque il significato. I film vengono rimpiazzati dai filmini del loro quotidiano, che ovviamente i ragazzi conoscono a memoria. L’arte nella loro vita è un palliativo, un illusione di normalità, un modo per acquietare il senso di incompiutezza della loro esistenza. Sarà però proprio il cinema a rompere questa coercitiva infrastruttura sociale, ma ci torniamo più avanti.

Come si evince dalla sinossi sono i genitori a costruire questa realtà non reale. I figli non potranno uscire fino a che il loro canino destro non cadrà, o il sinistro, non è importante quale, sopratutto alla luce del fatto che non accadrà mai. Nonostante sembri che i genitori agiscano di comune accordo è il padre ad essere il vero Demiurgo di questo microcosmo. Il padrone.

Un microcosmo che custodisce la sua patriarcalità. È l’uomo infatti l’unico ad uscire di casa, è l’uomo a prendere le decisioni, è l’uomo a definire la sessualità e ad imporre di essere appagato quando ha avuto “una giornata difficile”.

La repressione della sessualità è un altro elemento cardine dell’opera. Innanzitutto siamo lontanissimi dall’idea hollywoodiana (e non solo) di sesso. Il sesso qui proposto è asettico, meccanico, quasi fastidioso a guardarsi. Non è istinto. Non è spontaneo. Esclude totalmente la sfera emotiva. Ha prettamente tre valenze. La prima: preservazione status quo. Non a caso la sola sessualità che si cerca di garantire è quella del figlio maschio. La seconda: merce e potere. Christina vende se stessa per soddisfare le esigenze di Figlio, ma anche Christina compra le attenzioni sessuali di Figlia Maggiore, abusando per altro della sua inconsapevolezza e curiosità. La terza: libertà e scoperta. Il sesso rappresenta l’elemento di rottura, di ricerca della verità, di esperienze, di risveglio dal torpore. Saranno proprio i VHS che Christina “donerà” a Figlia Maggiore, in cambio di cunnilingus, a rompere il giogo della castrazione cognitiva. Evidente come il cinema, e l’arte più in generale, rappresenti in questo senso l’evasione, lo strumento per rappresentare e conoscere. Paradossale e significativo è che i film in questione non siano di Ėjzenštejn, Pasolini, Romero, ma siano Lo squalo, Flashdance e Rocky. In sostanza non film di evasione, o di controcultura, ma (soprattutto gli ultimi due) grandi successi hollywoodiani e film patinati, promotori di una realtà non così verista.

I punti trattati sono infiniti. Banalizzando potremmo identificare una matrioska di ragionamenti che si astraggono sempre di più:

  • La genitorialità;
  • I microsistemi;
  • Il sistema stato;
  • L’essere umano.

La sfera familiare rappresenta il primo approccio che il bambino ha con la vita, dove può apprendere, imitare e costruire la sua idea di società. Questo ci evidenzia il peso della ricaduta delle scelte genitoriali sui figli. Chiaramente in un contesto di normalità la propria formazione è coadiuvata dal mondo esterno. Qui no. Ma perché? Psicosi, sfiducia nella società o semplicemente un morboso attaccamento e iperprotettività. Non ci è dato sapere e in realtà neanche ci interessa. Quello che ci interessa (e personalmente mi terrorizza) è l’influenza che la comunicazione e il linguaggio hanno su di noi. L’autore ci descrive il quotidiano di questi adulti alla stregua di bambini inconsapevoli. Ne sono prova l’usare un coltellaccio da cucina per rimediare ad un torto subito, lo sgattaiolare nel cuore della notte nel letto dei genitori quando non si riesce a dormire, il giocare con degli anestetici facendo a “gara a chi si risveglia prima”. L’inconsapevolezza è un elemento con cui l’autore gioca molto, con i personaggi e con noi. I ragionamenti, la violenza e persino l’incesto a cui i figli arriveranno, non sono frutto di una scelta giudicabile negativamente ma una logica conseguenza al contesto vigente.

Ogni gruppo di persone rappresenta un microsistema, la differenza qui è l’imposizione. Ogni microsistema ha il suo sistema normativo, valutativo, ed ogni microsistema include una sua autopercezione che si declina nel “noi/voi”, strumento che il padre impugna a suo vantaggio, manipolando le dinamiche identitarie e sociocognitive connesse con la costruzione dell’appartenenza/opposizione di gruppo. Padre scoraggia continuamente i figli ad affrontare il mondo esterno, dipingendolo come pericolosissimo. Arriva al punto di inscenare anche la finta morte del fratello, che incoscientemente vivendo fuori, ossia dall’altra parte del muro che confina la casa, è stato ucciso dalla bestia più terribile di tutte, un “gatto”.

Il microsistema può poi estendersi a sistema. Quindi poi a sistema governativo parlando di “stato” inteso come organo giuridico-politico. Non è per niente criptica l’analogia tra gli strumenti e i metodi applicati da Padre/Padrone a quelli dei più noti governi dittatoriali, xenofobi ed autoritari, sopratutto in riferimento al contesto politico che l’autore biograficamente vive (siamo nel periodo di piena crisi economica greca, delle misure di austerity adottate dall’Unione europea e dalla conseguente ascesa di Alba Dorata). La coppia rappresenta la ragion di stato, l’unica verità e l’unica fede. Sono anche il paradigma dell’ipocrisia dello stato tirannico. Loro sanno di violare le regole in nome di un bene più grande. Sanno di mistificare la realtà. Godono dell’utilizzo degli stessi strumenti che invece privano ai figli (musica, film porno, etc.). Manipolano la loro percezione del reale, lobotomizzano il loro senso critico, impediscono la loro autosufficienza, così da preservare un costante senso di dipendenza, di analfabetismo ideologico e politico. L’individuo non può definirsi autonomamente, ma solo nella misura di uno strumento di un bene massificato e superiore. L’esempio forse più forte è proprio la mancanza di una loro identità. Nessuno ha un nome all’interno delle mura domestiche. Resteranno sempre confinati lì. Il nome in questo senso non è funzionale, non ha utilità. L’unica a darsi un nome è Sorella Maggiore, Bruce (come lo Squalo), l’unica che attua un processo di “risveglio”.

L’analogia sembra in qualche modo offrirci una rassicurazione. Bruce sembra rompere il giogo dittatoriale, fino ad arrivare a rompersi, letteralmente, un dente (il famoso canino). Lo fa per mezzo della conoscenza, della curiosità e della sua pulsione libertaria. In realtà il finale però resta ambiguo, sta allo spettatore guardare se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto.

L’allegoria, infine si astrae totalmente. Il risultato cinematografico diventa quindi un ragionamento in generale sulla psiche dell’individuo, un esperimento antropologico. I riferimenti alle teorie freudiane e lacaniane sono esplicite. A chi pungesse vaghezza lascio un’interessante analisi in merito sicuramente più esaustiva e consapevole di quella che potrei farne io.

Tutto questo viene messo in scena magistralmente con cinica algidità. Il messaggio è chiaro ma mai urlato, il tutto è bilanciato nella creazione di questo grottesco dramma, forse non così surreale (caso Fritzl).

Lore.

Mamma, cos’è una “fica”?
Dove hai imparato quella parola?
Su una cassetta sopra il registratore.
Una “fica” è una lampada grande. Esempio: la fica si è spenta e la stanza è divenuta tutta buia.

Lorenzo Quarta
Chi mi conosce me lo avrà sentito dire tante volte: amante dei linguaggi e non delle lingue. Potrebbe non avere senso, ma nessuno mi ha mai contraddetto, quindi tant’è. Molto amante del "less is more" o semplicemente indolente. Ciao. 🐱

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