L’Avventura   1960
La Notte    1961
L’Eclisse   1962 

  di Michelangelo Antonioni

 

 

Una trilogia di Michelangelo Antonioni e lo sguardo rivolto verso l’incomunicabilità dei soggetti, in forme diverse, in forme nuove. Si assiste alla perdita del dialogo, gioca il silenzio dei parlanti.

Non sono qui per raccontarti la storia di queste tre pellicole, ma le sensazioni che ho percepito con la fluida lentezza della cinepresa. Sentire il freddo dell’isola, il bagnato della roccia, districarsi i capelli, l’amore che prende forma, Lidia tra il fogliame, i forti baci, le ombre come lenzuola sul corpo.

L’Avventura” è una pellicola solitaria bagnata di speranza, di incomunicabilità, d’inganno, tenerezza.
Dov’è Anna? Dove sei tu? In quale parola sei rimasto incastrato?
Le immagini scorrono e si aprono in una vasta fotografia di bianco e grigio, siamo travolti dal silenzio delle inquadrature, dal movimento dell’architettura, dal suono del campanile, dallo sguardo presente di Claudia, i tre minuti d’amore tra il brusio delle piante e sfiorarsi piano nel corridoio del treno.

 

Io le isole non le ho mai capite, con tutto questo mare attorno, ma poverine.

 

Siamo isole? Lontani dal resto?
Così lontani dal relazionarsi? Lontani dai dialoghi?
Avvolti dalla natura siciliana si muovono i corpi dei soggetti, si muove l’insicurezza dei pensieri, comunicano con parole silenziose, quasi ti sento parlare, appena. Il focus della storia cambia direzione, dalla scomparsa di Anna ci avviciniamo all’avventura di un amore vicino, al velo di rimpianto della mattina seguente, sul divano.
La pellicola si apre con mille “perchè?” “perchè fa così male?” e termina con il silenzio di Claudia, con la scelta della carezza.
Scegliere la presenza con l’assenza di parole.

 

La Notte è riflessa nei movimenti dei protagonisti, gioco di luci e ombre, un taglio netto, un taglio sicuro. I dialoghi non cercano dimora, fluttuano nel giardino della famiglia dei Gherardini, si dissolvono come fumo.
Lidia scivola in lunghe passeggiate nella ricerca di presenza, di vita, stagliata contro spazi bianchi, spazi conosciuti ma con rumori e odori differenti. Qui siamo nella frenesia della città, nel rumore assordante della città, dai suoi movimenti spezzati. Il ricordo, le parole, i fatti, sono così sottili da non invaderti. Resta con me a osservare ciò che accade tra i palazzi e le finistre a specchio di Milano. Vi è il tempo scandito di una sola giornata, il tempo di leggere una lettera, il tempo di ritrovarsi tra i colori dell’alba.
Il tempo di amarsi.

 

Quante parole non vorrei ascoltare, ma non puoi sottrarti, non puoi far altro che subirle, come subisci le onde del mare quando ti stendi a fare il morto

 

L’Eclisse inizia con il silenzio, sentirai il fresco del ventilatore nel soggiorno, sarai esattamente lì. Si ondeggia nella sperenza di un sorriso, come un ricordo lontano. I soggetti diventano fotografie, immortalati, truccati, resi immobili dal tempo, sfociano in una danza africana, tra suoni, balli, grida.
Il gioco del movimento del corpo. Siamo in Africa. Siamo nelle traduzioni di Valentina a notte tarda, incastrati anche qui in parole sussurate, usurate, non comprese. “Chissà perchè si fanno tante domande. Io credo che non bisogna conoscersi per volersi bene e poi forse non bisogna volersi bene.”

Il silenzio dello spazio, accompagnato dalle note di Giovanni Fusco, si sofferma sui volti delle genti, vivere una misteriosa giornata, abbandonarsi alla strada, ai passi di Valentina, al suono dell’acqua. Fotografare lo spazio, renderlo vivo, raccontarlo.

“Ci vediamo domani?
Ci vediamo domani e dopo domani.
“E il giorno dopo e l’altro ancora”
“E quello dopo”
“E stasera”
“Alle otto. Solito posto”

L’illusione del cambiamento lo si sente dalla labbra di Anna, non sicura del suo amore. La paura di svegliarsi dal sogno dell’innamoramento di Claudia.
Il pianto di Sandro.
Gli occhi presenti di Lidia.
Le aride emozioni di Giovanni.
La rassegnazione di Riccardo.
La spensieratezza di Piero.
La fragilità di Valentina.

 

 

Si ripete il cerchio, il cerchio delle emozioni, ti vedo.
Ci sei ancora? Sei anche tu su un’isola?

F.
Le piacciono i dettagli delle persone, dei corpi, delle situazioni che vengono a crearsi e quando può li racchiude in uno scatto. Predilige la fotografia analogica e ama il suono del riavvolgimento pellicola. Le piace girare in bicicletta per le vie del centro e le colazioni all'aperto. Il suo nome è Federica, la trovate nei link che seguono.

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